N° 109

 

TEMPESTA SU WASHINGTON

 

 

Di Carlo Monni (con concetti e personaggi di Fabio Volino)

 

 

1.

 

 

            Le parole di Henry Peter Gyrich riecheggiano nella mente di Elizabeth Mary Mace anche dopo che la breve conferenza stampa del Consigliere del Presidente degli Stati Uniti per gli Affari Superumani è terminata.

            Cosa voleva davvero intendere Gyrich parlando di tolleranza zero verso i superumani ed i vigilanti in costume in genere? Solo quello che sarebbe stato logico aspettarsi, ovvero la fine di qualunque forma di collaborazione delle autorità federali con i supereroi non autorizzati e la repressione spietata di ogni violazione alle leggi federali o sottintendeva qualcosa di più… sinistro?

Gyrich è sostanzialmente un brav’uomo ma è come l’ufficiale interpretato da Jack Nicholson nel film “Codice d’onore”: così ossessionato dalla sua missione da aver dimenticato cosa sta veramente proteggendo. E se, avesse superato il confine tra giusto ed ingiusto nella convinzione di agire per il bene comune?

O, forse, semplicemente, è lei che è diventata paranoica e sta cominciando a vedere complotti dappertutto?

            Una veloce ricerca sul sito del Federal Register[1] le conferma che il testo dell’Ordine Esecutivo del Presidente è esattamente quello che si aspettava e allora perché ha questa brutta sensazione?

Vorrebbe poterne parlare con Carolyn St. Lawrence ma da quando ha iniziato la sua missione sotto copertura alla North Organization la regola è comunicare con lei solo in caso di assoluta necessità. Se alla North avessero anche solo il minimo sospetto su di lei la sua vita sarebbe in pericolo. Cary è in gamba ma è sola. Purtroppo era l’unica nella loro squadra ad avere i requisiti giusti per essere credibile ma se davvero la North è responsabile del rapimento di sua sorella e del tentato omicidio dei suoi genitori…

Liz scuote la testa, questi pensieri non servono a nulla, meglio andare a letto e sperare che una buona notte di sonno le chiarisca le idee al risveglio.

 

Non molto distante, in un piccolo e spartano appartamento, la donna di nome Cary St. Lawrence sta facendo ragionamenti non troppo diversi da quelli della donna di cui è innamorata. Accantona, però, rapidamente la questione per concentrarsi su altro e precisamente sulla sua missione di infiltrata nella North Organization. Il fatto che le abbiano affidato il comando di una squadra di ex militari addestrati per una missione in Medio Oriente, vuol dire che si sono bevuti la storiella della lesbica che si è vista bloccare la promozione da funzionari ed ufficiali sessisti ed omofobi? Troppo bello per essere vero. È sicuramente un test per vedere come si comporterà in una certa situazione ed ovviamente lei non ha la più pallida idea di quale sia la risposta giusta. Apparentemente è una missione di salvataggio ma il suo istinto le dice che non è tutto così semplice.

-Cary, vecchia mia, ti sei ficcata in un bel pasticcio.- commenta ad alta voce.

Adesso deve informare il suo vero capo, il Generale Kragg, di quest’ultimo sviluppo sperando che il canale criptato che hanno stabilito di usare sia davvero a prova di bomba.

 

Il luogo è la Contea di Fairfax, Virginia, dove un’auto ha appena tagliato la strada ad un’altra che la stava seguendo. Dalla prima auto scende un massiccio afroamericano con il volto ornato da una corta barbetta. Con entrambe le mani impugna una grossa pistola e con voce stentorea grida:

-Uscite con calma e mostrando le mani. Vi avverto che so usare bene il giocattolo che ho in mano,-

            Le portiere della seconda vettura si aprono ed i passeggeri ne scendono lentamente.

-So, bene quanto sei bravo con le armi, Eddie. Eravamo nello stesso corso, ricordi? Adesso rilassati, non abbiamo intenzioni ostili, tutt’altro.-

            A parlare è stato un afroamericano dalla testa rasata e dal fisico così imponente che anche Edmond Atkinson sembra piccolo.

-Che mi venga un colpo!- esclama quest’ultimo sinceramente sorpreso -Chris Elder, sei proprio tu? Che ti è preso di seguirmi?-

-Io e la mia collega siamo dalla tua stessa parte, Eddie.- replica l’uomo di nome Elder indicando la giovane donna bionda scesa con lui dall’auto -Abbiamo gli stessi nemici.-

-Ma davvero? E che ne sai tu dei miei nemici?-

-Scusate…- interviene un altro afroamericano dal fisico decisamente più atletico A quanto vedo, Atkinson, tu conosci queste persone. Ti dispiacerebbe presentarli anche a me?-

-Conosco solo lui.- risponde Atkinson -Chris Elder. È stato nella C.I.A. e poi nello S.H.I.E.L.D. poi ha dato le dimissioni. Della ragazza non so nulla.-

-Mi chiamo Emmy Doolin e sono…-

-Canadese, l’ho capito non appena ha aperto bocca. Bene. Adesso, Chris, ti dispiace dire finalmente a me ed al Rappresentante Wilson perché ci stavate seguendo?-

-Volentieri Eddie, ma che ne dici di farlo in un posto più riservato, tipo quello dove stavi portando Sam Wilson?-

            Atkinson rimane per qualche istante silenzioso a riflettere poi sospira e dice:

-Risalite nella vostra auto e veniteci dietro.-

 

 

2.

 

 

            Sul tetto di un palazzo di Brooklyn Heights a New York un uomo che indossa un costume marrone con lenti a specchio sul cappuccio è in ginocchio ed impugna un fucile di precisione puntato su una finestra del palazzo di fronte.

Il cecchino inquadra la testa della sua vittima con il suo mirino telescopico laser ad alta risoluzione. Sembra quasi di essere così vicini da poterlo toccare, pensa. È un tiro facile, pensa ancora, quasi indegno delle sue capacità ma il compenso è buono, quindi lui, da bravo professionista, farà il suo lavoro. Peccato per quel Cooper: sembra un tipo che non farebbe male ad una mosca e magari farebbe anche un buon lavoro per la comunità una volta eletto al Congresso se non dovesse morire tra un minuto, ma questo a lui non deve interessare, solo il lavoro è importante.

            Il dito si contrae sul grilletto pronto a farlo scattare, poi, improvvisamente una voce maschile echeggia alle sue spalle.

-Non provarci o te ne pentirai amaramente.-

            Il cecchino si volta di scatto e si trova di fronte un uomo, un adolescente sembrerebbe, che veste un giubbotto azzurro, pantaloni bianchi, guanti rossi ed il cui volto è celato da una maschera che lascia scoperti solo gli occhi. Con la sinistra impugna uno scudo triangolare azzurro con una stella bianca nella parte superiore e strisce verticali bianche e rosse in quella inferiore.

-A quanto pare, Falcon aveva ragione a temere che qualcuno ce la potesse avere con Josh Cooper ed a chiedermi di dare un’occhiata.- prosegue l’uomo in costume, il suo timbro di voce conferma che si tratta di un adolescente.

-E tu chi saresti?- ribatte il cecchino con calma -Il fratello piccolo di Capitan America?-

-Mi chiamo Patriot. Tu, piuttosto, chi sei? indossi lo stesso costume di un tizio che si faceva chiamare Hitman, ma non puoi essere lui: è morto anni fa durante uno scontro con l’Uomo Ragno ed il Punitore.-[2]

-Sei un ragazzino bene informato, vedo, ma parli troppo invece di agire.- replica il nuovo Hitman e preme il grilletto.

La sua arma è stata messa da modalità colpo singolo a raffica ma i suoi proiettili si infrangono contro lo scudo di Patriot senza danno poi il giovane supereroe gli si getta contro mandandolo a terra. Adesso gli è sopra e preme il suo scudo contro la sua gola.

-Chi ti manda?- gli grida -Chi ti ha pagato per uccidere Josh Cooper?-

-Un professionista serio protegge la riservatezza dei suoi clienti.- ribatte l’altro.

            Mentre parla estrae qualcosa dalla cintura e subito dopo un lampo di luce seguito da un forte rumore investe Patriot che istintivamente si porta le mani alle orecchie. Il suo avversario ne approfitta per levarselo di dosso.

            Adesso le parti si sono invertite: è Patriot ad essere a terra semi accecato mentre un ronzio alle orecchie quasi gli impedisce di sentire le parole del suo nemico che, rimessosi in piedi, incombe sopra di lui.

-Un vero peccato che la tua maschera non abbia filtri antirumore e lenti protettive. Sì, un vero peccato per te. Chissà se i miei committenti mi daranno un bonus aggiuntivo per aver eliminato un supereroe?-

            Patriot non riesce ancora a vedere il suo avversario se non come un’ombra contro il sole ma è decisamente conscio che ha impugnato una pistola e sta per sparargli a meno che lui non si muova in fretta.

Le sue gambe si muovono rapide avvolgendo le caviglie del suo nemico sbilanciandolo. Subito dopo si rimette in piedi.

-Devo ammettere che sei tenace ed ormai mi hai mandato a monte il tiro, per cui ti saluto.- gli si rivolge Hitman.

-Non andrai da nessuna parte, bastardo!- ribatte Patriot.

            Spicca un salto ma a causa della vista ancora debole manca il bersaglio e finisce oltre il bordo del tetto piombando nel vuoto.

            Ha solo pochi istanti per salvarsi la vita e ci riuscirà solo se l’oggetto che intravede è davvero quello che pensa e spera. Le sue dita si tendono afferrando un lembo di stoffa. Aveva sperato di afferrare l’asta non la bandiera ma anche così…

            La stoffa cede sotto il suo peso e la caduta riprende ma è stata rallentata quanto basta da permettergli di allungare le mani verso un nuovo appiglio. Gli sembra che le braccia gli si stiano disarticolando ma la presa regge. Patriot fa un profondo respiro, dondola un paio di volte quindi si lascia andare. Compie una capriola e cade sul cassone di un camion della nettezza urbana. Poco decoroso per un giovane supereroe ma almeno è vivo.

            Hitman è sicuramente scappato ma almeno gli ha impedito di assassinare Josh Cooper e prima o poi ci sarà un’altra occasione per chiudere i conti in sospeso.

 

Da qualche parte nella Contea di Fairfax in Virginia tre uomini, tutti afroamericani, ed una giovane donna bianca e bionda si ritrovano attorno ad un tavolo ma la loro non è una piacevole riunione conviviale.

            È l’uomo di nome Edmond Atkinson a prendere per primo la parola:

-Bene, direi che è il momento di mettere le carte in tavola. Cosa sai davvero di questa faccenda, Elder? E per chi lavorate tu e quella sventola bionda?-

            Chris Elder non muta la sua espressione quando risponde:

-Cominciamo dalla seconda domanda: dopo essermi dimesso dallo S.H.I.E.L.D. ho ottenuto la licenza di investigatore privato ma spiare coniugi infedeli non faceva per me e così quando una certa signora russa mi ha chiesto di unirmi ad una squadra che stava mettendo insieme ho acconsentito con entusiasmo.-

-Che tipo di squadra?- chiede Sam Wilson.

-Del tipo che fa certi lavori con i quali le agenzie governative preferiscono non sporcarsi le mani direttamente e così li affidano ad esterni.-

-Contractors… mercenari.-

-Ma solo per le buone cause o non avrei accettato.-

-Confermo. Anche io sono una brava bambina.- interviene la ragazza di nome Emmy Doolin -Certo, preferisco giocare con i fucili e non con le bambole ma nessuno è perfetto.-

-Ok, credo di aver capito chi è la donna di cui parli…- riprende Atkinson -…e naturalmente ero al corrente del fatto che aveva messo su una sua agenzia di spie private ma ancora non mi hai detto su cosa state indagando e chi vi ha ingaggiato.-

-Chi sia il nostro committente lo sa solo la mia amabile direttrice, anche se ho dei sospetti. Quanto al nostro bersaglio, è la North Organization.- Elder fa la classica pausa ad effetto poi riprende a parlare -Bene, vedo che la mia rivelazione non vi ha sorpreso.-

-Ho… i miei buoni motivi per credere che la North Organization sia coinvolta in attività illegali.- dice Sam Wilson.

            Si guarda bene dal rivelare che i suoi sospetti sono nati a causa della sua attività nei panni del supereroe Falcon. Ora che ha di nuovo un’identità segreta vuole proteggerla il più possibile.

-La North ha in ballo importanti contratti con il Dipartimento della Difesa e quello della Sicurezza. Il suo CEO[3] va a cena con il nostro Presidente, il Primo Ministro Britannico, ed il Segretario Generale dell’ONU. Per muoversi contro di loro anche il mio ufficio ha bisogno di elementi più che solidi.- commenta Atkinson.

-Ed è qui che tornano utili gli… indipendenti... come me ed Emmy che rispettiamo solo le nostre regole ed all’occorrenza siamo sacrificabili.- replica Elder.

-E quindi, cosa avete scoperto?-

-Che la North ha le mani in pasta in diverse cose. Recentemente ha fornito uomini e mezzi ad un complotto per indebolire la Roxxon e favorirne così una scalata ostile eliminando contemporaneamente un potenziale concorrente.-[4]

-Ne avete le prove?- chiede ancora Sam.

-Purtroppo no.- ammette Elder -Ma veniamo ora a quello che preoccupa veramente il nostro Edmond, ovvero la fuga di notizie che è collegata ad un complotto più ampio che mira ad influenzare i risultati delle imminenti elezioni. Non è questo che temevi, Eddie?-

            Lo sguardo di Atkinson è decisamente eloquente.

 

            Il volto del Generale Joseph Kragg sembra più arcigno del solito mentre si rivolge ai membri della sua squadra speciale interforze nota come Unità Camp Lehigh dal nome della sua sede in Virginia.

-Immagino che avrete sentito del nuovo Ordine Esecutivo del Presidente.- dice con voce seria.

-Quello sui superumani di cui parlava quel Gyrich ieri?- interviene il Tenente di Marina Franklin Mills -Era difficile farselo sfuggire con la copertura mediatica che quel tipo è riuscito ad ottenere, ma ci riguarda?-

-Mi chiedevo la stessa cosa.- interviene il Maggiore dei Marines Elizabeth Mace -La direttiva presidenziale tratta questioni di ordine pubblico e secondo il Posse Comitatus Act del 1877 a noi miltari è vietato occuparci di tali questioni se non su espressa richiesta delle autorità civili.-

-Apprezzo la sua precisazione da avvocato, Maggiore ma il Presidente è anche il Comandante in Capo delle Forze Armate di questa Nazione ed ho appena ricevuto un memorandum che ci vieta ogni contatto e collaborazione con superumani che non siano accreditati.-

-Non è un concetto un po’ vago; Signore?- ribatte Liz -Chi sono gli accreditati? Di sicuro i supereroi che lavorano direttamente per il Governo come U.S.Agent, ma i Vendicatori che sono sotto l’ombrello dell’ONU e la Squadra Oro degli X-Men che ha una specie di accordo con l’F.B.S.A.?-

-Questo direi che è pane per i suoi denti di avvocato militare, Maggiore, ma prima dovrà occuparsi d’altro: il nuovo Presidente della Commissione Intelligence del Senato ha richiesto un rapporto sulle nostre attività. Vuole capire quanto il defunto Senatore Woodman ha trasmesso all’Hydra compromettendo la sicurezza militare e se quel pochi agenti di quell’organizzazione che sono riusciti a sfuggire all’arresto potrebbero usare quelle informazioni contro di noi.-

-Partirò immediatamente per Washington, Signore.-

-La avverto che il nuovo Presidente ha fama di duro.-

-Chi è dei membri di Maggioranza rimasti? Non sono familiare con la loro anzianità.-

-Stoneface Turner purtroppo.-

            Liz sospira rassegnata.

 

 

3.

 

 

            Le udienze della Commissione del Senato degli Stati Uniti sull’Intelligence che riguardano i rapporti dei vari organismi governativi che si occupano di spionaggio e controspionaggio si svolgono ovviamente a porte chiuse e quella a cui deve partecipare Liz Mace non fa eccezione.

-Rinfrescami la memoria…- le chiede Franklin Mills mentre aspettano il loro turno -Che tipo è questo Turner che ora presiede la Commissione?-

-Un duro della peggiore specie, pare.- risponde Liz -Rigido e con un ego monumentale.-

-Beh, mi immaginavo che non si fosse guadagnato il suo soprannome perché è una tenera mammoletta. È uno con cui si può ragionare?-

-Ha fama di non accettare facilmente opinioni diverse dalle sue.- interviene il Tenente dell’Aviazione Diane Perrywinkle, terzo membro del team -Anni fa suo figlio se ne andò di casa e lui fece inseguire e riportare indietro su un aereo militare.-

-Aspetta… credo di ricordare qualcosa al riguardo. Se non sbaglio quell’aereo non arrivò mai a destinazione perché…-

            Mills non completa la frase perché proprio in quel momento un commesso esce dall’aula dicendo:

-Prego, Signori, la Commissione è pronta a ricevervi.-

            I tre militari entrano nell’aula dove i Senatori li stanno aspettando.

-Bene, bene.- esordisce Turner -Qui siamo tutti ansiosi di sapere come la sua unità ha affrontato i danni provocati da quel traditore di Woodman, Maggiore Mace. Da quel che ho capito, lei ed il Tenente Mills siete gli unici sopravvissuti di una squadra inviata ad arrestare quel bastardo. Un’operazione condotta in maniera decisamente inefficiente, non trova, Maggiore?-

-Può essere un punto di vista, Signore.- replica Liz quieta -Il mio è che ci siamo trovati di fronte una squadra di agenti nemici molto ben addestrata che sapeva cosa aspettarsi in base alle informazioni che il Senatore Woodman aveva acquisito grazie al suo ruolo.-

-Non l’ho chiamata qui per sentire delle scuse puerili, Maggiore, ma per sapere se la sua unità ha preso le necessarie contromisure per evitare che accada di nuovo.-

-Ci stai andando troppo pesante, Turner. -interviene un nero sulla quarantina -Ho letto i rapporti: il Maggiore Mace ed il Tenente Mills erano aggregati alla squadra come osservatori, non erano certo i responsabili della condotta delle operazioni e sono stati fortunati ad uscirne vivi.-

-La ringrazio, Senatore Hawk.- dice Liz felice di aver trovato un alleato.

-Non sono interessato a trovare dei capri espiatori.- replica Andrew Jackson Hawk -Questa Commissione ha avuto una serpe in seno per molto tempo e quello che conta adesso è riparare i danni.-

            Liz non potrebbe essere più d’accordo.

 

            L’uomo anziano dai capelli e baffi bianchi seduto in una comoda poltrona ha un’espressione decisamente accigliata mentre dice:

-Un’operazione molto semplice fallita per colpa di un ragazzino.-

-Ma non era un ragazzino qualunque, Sir Ian.- replica un uomo sulla quarantina abbondante dai capelli castani seduto davanti a lui -Patriot è un supereroe addestrato anche se è giovane. Forse ha anche subito un potenziamento come l’originale Capitan America.-

-Non mi interessano le scuse ma i risultati. La North ha ricevuto un sostanzioso anticipo ed un fondo spese quasi illimitato per questa operazione. Il prossimo attentato a Cooper non deve fallire ed anche Sam Wilson deve essere sistemato entro la fine della prossima settimana, con le buone o con le cattive. Ne va della reputazione.-

-Me ne occuperò personalmente, Sir Ian.-

-Un’ultima cosa, Levine… voglio tutte le informazioni su quel Patriot. Ogni cosa e la voglio sul mio tavolo entro domani, sono stato chiaro?-

-Le avrà, Sir Ian, può contarci.-

 

            Liz Mace ed i suoi due colleghi ufficiali escono dal Campidoglio e si incamminano verso il vicino parcheggio.

-Allora, ragazze, secondo voi, com’è andato il primo round?- chiede, in tono scherzoso, Franklin Mills.

-Io direi che non è andata tanto male, Signore.- risponde Diane Perrywinkle -Certo, il Senatore Turner ha un atteggiamento ostile ma il Senatore Hawk è dalla nostra parte.-

-Perry, ti ho già detto che fuori servizio puoi chiamarmi Frank.-

-Beh… tecnicamente siamo in servizio… Frank.-

-Lei conosceva già il Senatore Hawk, vero, Tenente?- interviene Liz rivolta a Diane.

-L’ho conosciuto qualche anno fa, quando ero l’attendente del Generale Ross alla Base Gamma. È un uomo giusto.- risponde la ragazza.

-Che è proprio quello che ci serve in vista del secondo round di domani, per usare la tua terminologia, Frank,- replica Liz.

            In quel momento un giovane si avvicina al gruppetto e si rivolge a Liz:

-Maggiore Mace, mi scusi ma… mio nonno desidera parlarle.-

            Liz lo guarda. C’è qualcosa di familiare in lui, ma non riesce a definirlo.

-Suo nonno?- esclama perplessa.

-Sì. Se vuol seguirmi, la attende nell’auto.

            Il giovanotto indica una limousine ferma poco distante.

-Vai pure, Liz.- la esorta Mills -Io e Perry ti aspetteremo al ristorante.-

            Ancora perplessa, ma anche indubbiamente incuriosita, Liz segue il giovane sino alla limousine e sale a bordo dove trova ad accoglierla un uomo molto anziano che la saluta cordialmente:

-Sono felice di rivederti, Elizabeth. Ne è passato di tempo dall’ultima volta.

            Decisamente sorpresa Liz esclama:

-Fred Davis?-

 

 

4.

 

 

            C’è chi va al lavoro in auto, chi prende la metropolitana o l’autobus oppure va semplicemente a piedi e chi, come il supereroe chiamato Falcon, ci va volando.

            Mentre si dirige verso il tetto di uno dei palazzi che ospitano gli uffici dei membri della Camera dei Rappresentanti la sua vista acuta nota una familiare figura femminile entrare nel palazzo che ospita, tra gli altri, gli uffici della Commissione del Senato per l’Intelligence ed il suo istinto gli dice che è proprio lì che Liz Mace sta andando. Dovrà cercare di parlarle dopo. È certo che sarà interessata a quello che lui ha scoperto la sera prima.

            Falcon si dirige verso una finestra che sa di poter aprire tranquillamente dall’esterno senza far scattare allarmi ed entra. Indossa rapidamente i suoi abiti civili poi, dopo essersi assicurato che la via è sgombra, esce dalla piccola stanza nel corridoio per entrare nel suo ufficio a fianco. In modo che i suoi impiegati non sospettino la sua doppia identità.

            Mentre saluta distrattamente un collega di non ricorda più quale Stato, il suo pensiero va alla sua ex Capo dello Staff, la bionda Nikki Adams, con cui ha avuto una breve relazione prima che le minacce della famigerata North Organization la costringessero a fingere la propria morte ed assumere una nuova identità che solo Edmond Atkinson conosce. Un’altra vittima delle losche manovre di quella agenzia di contractors proprio come la sorella ed i genitori di Liz Mace. Sì, Liz sarà decisamente interessata agli ultimi sviluppi.

            Quando entra, il ragazzo che sostituisce temporaneamente Nikki lo saluta.

-Ben arrivato, Mr. Wilson. Stavo giusto illustrando ai nuovi stagisti i loro compiti. -

-Sono certo che hai fatto un ottimo lavoro, Walter..- replica Sam

Si sofferma a guardare a guardare i nuovi arrivati: un ragazzo ed una ragazza afroamericani ed una ragazza bianca dai capelli rossi tutti in età da college, poi sfodera un sorriso e si rivolge loro:

-Benvenuti. Mi auguro che vi troverete bene qui. Come saprete, io rappresento Harlem ma non sono qui per favorire solo gli interessi del mio distretto ma quelli di tutta la Nazione, per quanto possa sembrare retorico dirlo.-

-A questo proposito, Signore…- interviene quello chiamato Walter -… sono appena arrivati i nuovi rapporti del Dipartimento di Stato.-

-Ci darò un’occhiata subito, grazie.

            Sam saluta ancora i presenti ed entra nel suo ufficio privato. Si siede alla scrivania, accende il computer ed è proprio in quel momento che riceve una telefonata. Numero sconosciuto. Risponde ugualmente.

<<Buongiorno, Congressista Wilson. Ci siamo sentiti qualche giorno fa, ricorda?>>

-Ricordo benissimo.- è la secca risposta.

<<Ha ripensato alla mia proposta?>>

-Ci ho pensato, sì.-

<<E cosa ha deciso?>>

-Che non tratto con una voce anonima al telefono. Voglio un incontro faccia a faccia.-

<<Non… non credo che questo sia possibile.>>

-Allora niente da fare.-

            Sam riattacca. Forse la telefonata è durata abbastanza da permettere all’apparato di intercettazione di rintracciarla, questo è un problema di Atkinson e Elder, quanto a lui, può solo aspettare e la cosa non gli piace per niente.

 

            Liz Mace guarda l’uomo seduto di fronte a lei. È vecchio, molto vecchio, le rughe gli segnano il volto ma c’è una fiera determinazione nel suo sguardo, è lo sguardo di un combattente nato. E Liz sa che è davvero così.

Fred Davis Jr aveva appena 15 anni quando gli fu chiesto di assumersi un fardello molto pesante: sostituire l’originale Bucky disperso in azione e ritenuto morto assieme al primo Capitan America. Nei pochi anni in cui ha ricoperto il ruolo di Bucky Fred ha visto cose che molti ragazzi della sua età avrebbero solo sognato, esperienze che hanno lasciato il segno su di lui sia emotivamente che fisicamente.ma non ne hanno minato lo spirito. Oggi, tra le altre cose, è tra i dirigenti del Battaglione V, il social club dei supereroi degli anni 30 e 40 e dei loro discendenti. Anche Liz ne fa parte in virtù del fatto che suo nonno è stato il terzo Capitan America.

-Ho seguito le tue ultime peripezie.- le dice Davis -Sono molto fiero di te ed anche tuo nonno lo sarebbe.-

-Mi ha chiamato solo per farmi i complimenti o c’è anche qualcos’altro? Ho la brutta sensazione che voglia appiopparmi qualche guaio.-

            Davis scoppia a ridere e replica:

-Mi è sempre piaciuta la tua schiettezza, Liz. Hai ragione ma solo a metà. Ho sì da affidarti un compito che è adatto a Capitan America ma ho anche delle buone notizie su tua sorella.

            Liz ha un tuffo al cuore. Stava ormai disperando di riuscire ad avere notizie di sua sorella Roberta. Era stata rapita per essere usata come mezzo di ricatto contro suo padre ma qualcuno era intervenuto uccidendo i suoi rapitori. Da allora era come se fosse svanita dalla faccia della terra.

            Ripreso fiato Liz si rivolge a Davis:

-Lei sa dov’è Bobbi adesso?-

-Mia cara, sono io che l’ho fatta liberare.-

 

            La donna bionda vestita di bianco fissa con i suoi occhi di ghiaccio gli uomini e donne davanti a lei e con voce apparentemente priva di emozioni dice:

-Ho degli incarichi per voi.-

-Azione, finalmente!- esclama un nero i cui occhi sono nascosti da occhiali a specchio -Mi stavo arrugginendo negli ultimi tempi.-

-Se è l’azione che cerchi, Mitraglia…- ribatte la donna -… vedrai che ne avrai più che a sufficienza, fin troppa forse perfino per te.-

            La donna fa una pausa e nel frattempo si sentono dei brevi ronzii. Quando sono terminati riprende a parlare:

-I dettagli delle vostre missioni sono stati appena scaricati sui vostri dispositivi. Studiateli bene. Per qualunque chiarimento potete rivolgervi all’Agente Clemson.- indica un uomo in piedi al suo fianco che ha una vaga rassomiglianza con Charles Bronson. -Sarà il vostro agente di collegamento.-

-Spero che collaboreremo bene insieme.- interviene l’uomo in questione. Il Consigliere Gyrich ha investito molto su di voi. Si aspetta che facciate un buon lavoro… e anch’io.-

            Se qualcuno dei presenti nota un’implicita minaccia nel suo tono di voce, non lo dà a vedere.

 

 

5.

 

 

            Il Mausoleo di Lincoln ha sempre avuto un significato speciale per tutti coloro che nel corso degli anni si sono avvicendati nel ruolo di Capitan America. Per Liz Mace non è diverso, anzi: è proprio qui che ha avuto la sua prima grande vittoria contro il Teschio Rosso,[5] quello autentico non lo pseudo comunista che ne ha usurpato il nome.[6]

            Non c’è da sorprendersi, quindi, se è proprio qui che le è stato fissato un appuntamento da uno dei suoi colleghi supereroi.

            Quando Capitan America entra nel mausoleo, Falcon la sta già aspettando. Dopo essersi scambiati rapidi convenevoli, Cap arriva dritta al punto:

-Immagino che tu non mi abbia chiesto di incontrarci solo per una rimpatriata tra vecchi amici.-

-No, infatti.- risponde, serio, Falcon -Sono venuto a sapere di recente cose che interessano anche te ed è giusto che tu ne sia informata.-

Molto rapidamente Falcon mette Cap al corrente di quanto ha appreso nella sua identità di Sam Wilson e conclude dicendo:

-A quanto pare siamo di fronte ad un complotto più vasto ed articolato di quanto credessimo.-

-Ne sono stata appena messa al corrente da… un’altra fonte.- replica Liz - Si tratta, in un certo senso, di una prova generale. Se riescono nel loro intento bloccando l’elezione di candidati sgraditi e favorendo quella di candidati di loro scelta nelle zone che hanno selezionato, allora al prossimo giro punteranno più in alto.-

-Intendi dire…?-

-Intendo proprio quello.-

-Come diavolo possiamo fermarli? Questi non sono comuni supercriminali in costume che possiamo prendere a pugni. Manovrano da dietro le quinte e si reputano intoccabili.-

-Nessuno lo è: li fermeremo, hai la mia parola.-

 -Quando parli così mi ricordi <Steve.-

            Liz abbozza un sorriso e scuote la testa.

-Grazie ma temo davvero di non essere alla sua altezza. Probabilmente lui avrebbe saputo che cosa fare mentre io sono decisamente confusa. A proposito, lo hai sentito? Questa faccenda interessa di sicuro anche lui.-

-Gli ho parlato brevemente.- risponde Falcon -In questo momento è impegnato in una brutta faccenda in Messico.[7] Mi ha detto che si fida del tuo giudizio.-

-Non mi consola molto ma di sicuro farò del mio meglio.-

-C’è un’altra cosa che dovresti sapere una che riguarda il mio lavoro al Congresso.-

-Perché ho la sensazione che neanche questa sia una buona notizia?-

-Perché non lo è.- è la tagliente risposta.

 

            La donna di nome Anita Erskine siede alla sua scrivania riflettendo sui suoi piani e sulle prossime mosse da fare. Quasi non bada alla ragazza bionda in piedi davanti a lei finché questa non tossisce delicatamente per poi dire:

-Se non ha più bisogno di me, Dottoressa, io andrei.-

            Anita guarda la ragazza, sorride e replica:

-Ma certo, Kathy, vai pure. Non voglio certo rovinare la tua grande giornata facendoti arrivare in ritardo.-

-Lei non viene?-

-Non sono il tipo da palcoscenico. Goditi il tuo ritorno in scena. Io guarderò tutto in TV.-

            La ragazza esce sotto l’occhio vigile di Anita Erskine. Sì, Kathy, goditi il tuo grande giorno, pensa la donna. In un modo che neanche immagini sarà anche il mio.

 

            Henry Peter Gyrich si è scelto un bel palcoscenico per la sua seconda conferenza stampa in poco più di ventiquattr’ore: il lato ovest del Campidoglio dove dal 1981 giurano tutti i Presidenti degli Stati Uniti al momento di entrare in carica.

            Arriva da solo fermandosi al centro del palco preparato per lui sovrastando i giornalisti posti più in basso.  Subito dopo ecco arrivare dai lati uomini e donne che indossano costumi differenti per foggia ma che hanno tutti lo stesso tema in comune: la bandiera degli Stati Uniti. silenziosamente, seguendo una coreografia preordinata, si posizionano dietro a Gyrich mentre questi comincia a parlare:

-Signore e signori della libera stampa, l’ultima volta che ci siamo incontrati vi ho illustrato la nuova politica del Governo Federale nei confronti di quegli avventurieri in costume che si sentono autorizzati a prendere la Legge nelle loro man. Oggi, invece sono lieto di presentarvi ufficialmente dei combattenti in costume che invece hanno scelto di mettere le loro capacità al servizio della Nazione. Alcuni di loro li avete potuti vedere in azione nei giorni passati specie durante la crisi di ostaggi al Campidoglio,[8] ma questa è la loro prima vera uscita pubblica. Vi presento… I PATRIOTI!-

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Episodio di riscaldamento con pochissima azione e la protagonista che compare in veste di Capitan America solo in una scena, ma ci rifaremo nel prossimo episodio, promesso.

            Ed ora le note,

1)     Emmy Doolin è stata creata da Larry Hama & Marc Silvestri su Wolverine Vol. 2° #46 datato settembre 1991.

2)     Chris Elder è stato creato da Mark Waid & Chris Samnee su Black Widow Vol 6° #2 datato giugno 2016.

3)     Hitman è stato creato da Archie Goodwin & Sal Buscema su Spectacular Spider Man Vol. 1° #4 datato marzo 1977. L’Editoriale Corno lo rinominò Persecutore ma una volta tanto ho preferito la versione originale.

4)     Stoneface Turner è stato creato da Bill Mantlo & Sal Buscema su Skull the Slayer #6 datato luglio 1976.

5)     Andrew Jackson Hawk è stato creato da Gerry Conway, Bill Mantlo & George Tuska su Iron Man Vol. 1° #95 datato febbraio 1977.

6)     Fred Davis Jr è stato creato da Roy Thomas & Don Heck su Marvel Premiere #28 datato aprile 1976. In seguito a varie retcon è stato rivelato che ha rivestito il ruolo di Bucky dal 1945 al 1948.

7)     Il titolo è un omaggio a quello italiano del film del 1962 “Advice and consent”, diretto da Otto Preminger ed interpretato, tra gli altri, da Henry Fonda e Charles Laughton, che trattava di intrighi politici nel Senato degli Stati Uniti.

            Nel prossimo episodio: intrighi politici, infallibili assassini, complotti e azione Vi basta?

 

 

Carlo



[1] L’equivalente statunitense a livello federale della nostra Gazzetta Ufficiale.

[2] Davvero molti anni fa su Spectacular Spider Man Vol. 1° #5 (prima edizione italiana Uomo Ragno, Corno, #225)

[3] Chief Executive Officer

[4] Vedi Marvel Knights #110/113.

[5] Su Vendicatori #90.

[6] E che i lettori di Vendicatori Segreti ben conoscono.

[7] Come ben sanno i lettori di Vendicatori Segreti #48/49.

[8] Negli episodi #98/99.